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Riassunto

 

Comunicazioni di ricerca 97/1

 

 

IMPATTI DELLA FAUNA SUPERIORE ERBIVORA DI GROSSA TAGLIA SULLA VEGETAZIONE E LA RINNOVAZIONE IN BOSCHI MONTANI DEL TRENTINO: BIODIVERSITA' E BIOINDICATORI

 

 

Il monitoraggio degli effetti della fauna selvatica di grossa taglia sulla rinnovazione assume un ruolo rilevante nelle regioni alpine dove, particolarmente nei boschi della fascia montana, le attività selvicolturali trovano un riferimento nei principi della selvicoltura naturalistica. Lo studio riporta i risultati di un monitoraggio triennale in 10 siti boschivi del Trentino, caratterizzabili ecologicamente lungo un gradiente di tipo termico-altitudinale. Aree recintate precluse all'accesso della fauna sono state comparate ad aree aperte, soggette alla libera frequentazione dei selvatici. Mediante alcuni indicatori di biodiversità è stata esaminata la dinamica evolutiva a tre anni dall'impianto della sperimentazione.

Gli effetti più evidenti nelle aree non recintate (rispetto a quelle recintate) sono stati una consistente riduzione dell'altezza media della rinnovazione e, secondo una tendenza più o meno generalizzata, del numero di specie arboree ed arbustive, della presenza (assoluta e relativa) di latifoglie arboree e di specie arbustive; Picea abies, invece, tende ad aumentare la presenza. Danni della fauna selvatica si registrano in maniera più o meno intensa su tutte le specie principali e nel triennio di osservazione i dati delle aree non recintate non fanno emergere un mutamento significativo del livello di impatto.

La zona ecologica che sembra più colpita è situata entro la fascia dei boschi misti montani, in particolare nella zona mediana di essa, ma l'interpretazione di tale risultato non è facile. Nello studio vengono discusse alcune ipotesi che andrebbero ulteriormente verificate. Le specie forestali bioindicatrici più adatte a descrivere gli effetti negativi sulla biodiversità vegetazionale della fauna selvatica sembrano essere le latifoglie rispetto alle conifere e Abies rispetto a Picea, confermando altri studi sui bioindicatori di danno faunistico.

Lo studio, oltre a fornire alcune indicazioni di carattere gestionale per il monitoraggio dei danni della fauna selvatica, esamina, anche sotto il profilo teorico-metodologico, l'impiego di indicatori quantitativi e di bioindicatori nella ricerca selvicolturale ed ecologica applicata.