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Riassunto

 

Comunicazioni di ricerca 96/3

 

 

EFFETTO DELLA CONCIMAZIONE ORGANICO-MINERALE SULLA RESA QUANTI-QUALITATIVA DI RIZOMI DI IRIS PALLIDA LAM.

 

               

 

 

Una prova di concimazione organico-minerale sul giaggiolo (Iris pallida Lam.) è stata condotta in una zona a clima sub-continentale della provincia di Verona (450 m s.l.m.).

Il terreno era sassoso , a tessitura pesante, reazione neutra e con contenuto normale dei principali elementi chimici.

E' stato adottato uno schema sperimentale a split-plot con 3 ripetizioni, ponendo a confronto 4 fattori (letame, azoto, anidride fosforica e ossido di potassio) a 2 livelli. La densità d'impianto adottata è stata di 9,5 piante/m2 (70 x 15 cm).

Sono state impiegate talee erbacee (composte da fogli tagliate a circa 20 cm circa dal colletto e da una piccola parte di rizoma) della provenienza "Veronese fiorentino", cioè di una popolazione coltivata da decenni nel veronese, ma originaria della Toscana.

La prova di concimazione è durata 3 anni durante i quali sono stati valutati alcuni parametri relativi allo sviluppo vegetativo (lunghezza delle foglie e altezza degli scapi fiorali) e nell'autunno del terzo anno è stata eseguita la raccolta manuale dei rizomi per valutare la produttività e la qualità mediante estrazione ed analisi chimiche.

Gli effetti statisticamente significativi sono stati: l'incremento dello sviluppo vegetativo dovuto al letame, all'azoto ed al potassio; l'aumento della produzione di rizomi dovuta al potassio ed all'interazione N x  K.

Vengono riportati, anche se non significativi all'analisi della varianza, i seguenti effetti: la diminuzione della produzione di rizomi secchi dovuta all'azoto; l'aumento del contenuto di ironi dovuto al letame ed il decremento dovuto all'azoto.

Si conclude che il giaggiolo, pianta rustica, reagisce poco alla concimazione chimica ed organica, benché si avvalga di apporti di potassio, soprattutto nei terreni poveri di questo elemento.

 

 

LA COLTIVAZIONE DEL FINOCCHIO AMARO PER LA PRODUZIONE DI SEME IN TRENTINO MERIDIONALE

 

Una prova di densità di impianto del finocchio amaro da seme cv. Bernfena è stata impiantata a Drena (Trento), in una zona a clima temperato-caldo del Trentino meridionale vicino al lago di Garda, ad un'altitudine di 393 m s.l.m., su di un terreno sabbioso-argilloso, a reazione moderatamente alcalina, con un contenuto normale in carbonati totali e calcare attivo, buono in sostanza organica, azoto totale, fosforo e potassio assimilabili.

Si è concimato con nitrato ammonico, perfosfato minerale e solfato potassico alla dose di 100 kg/ha di N, di P2O5 e di H2O.

Il campo è stato predisposto a blocchi randomizzati con 4 ripetizioni.

Le tesi in prova erano rappresentate da 4 distanze tra le piante sulla fila e cioè 25, 20, 15 e 10 cm, mentre la distanza tra le file era sempre di 75 cm.

Nel primo anno di coltivazione il numero di piante morte è risultato nullo o trascurabile e la raccolta non è stata effettuata a causa delle prolungate piogge autunnali.

Nel secondo anno di coltivazione non si sono riscontrate differenze significative relativamente all'altezza, al numero di steli per pianta ed al numero di  ombrelle per pianta.

Nel secondo e nel terzo anno di coltivazione con l'investimento di 75 x 15 cm sono state ottenute produzioni di seme di 19,7 e 12,8 q/ha (s.s.) e rese in olio essenziale del 5,2% e del 6,1% rispettivamente.

Per quanto riguarda la composizione dell'olio non si sono evidenziate differenze con il variare dell'investimento.

Infine nel campo sperimentale si è notata la presenza di una temibile crittogama del finocchio (Phomopsis foeniculi Du Manoir et Vegh) che provoca il disseccamento precoce degli steli e delle ombrelle.

 

 

 

COLTIVAZIONE DI ECOTIPI DI GENTIANA LUTEA L. OTTENUTI DA SEME RACCOLTO DA PIANTE COLTIVATE E SPONTANEE

 

Gli autori descrivono i risultati delle osservazioni eseguite dal 1989 al 1993, sullo sviluppo fogliare di 5 ecotipi coltivati sul monte Bondone (Trento) a 1550 m s.l.m. e sulla loro resa in radici, a 7 anni dal trapianto. La prova era stata impostata con schema sperimentale a blocchi randomizzati. Quattro ecotipi derivavano da seme prodotto per libera impollinazione (OP) di piante di ecotipi diversi (Aosta, Baviera, Brenta, Jura) allevate nella stessa località, il quinto ecotipo (Tassulla) invece derivava da seme raccolto da piante spontanee nel gruppo del Brenta.

La resa in radici degli ecotipi OP è oscillata da 178 q/ha (Jura) a 290 q/ha (Brenta). L'ecotipo Tassulla è stato escluso dall'elaborazione dei dati produttivi a causa dell'elevatissimo numero di fallanze (75%) riscontrate alla raccolta (1995).

Sulle radici sono stati anche controllati i contenuti in principi amari (genziopicrosidi ed amarogentina) ed in zuccheri.