Indietro

Riassunti

 

Comunicazioni di ricerca 96/1

 

 

TAVOLE PER LA DETERMINAZIONE DIRETTA DELLA MASSA LEGNOSA IN PIEDI DEI BOSCHI CEDUI DEL TRENTINO

 

                Tra i metodi di determinazione diretta della massa legnosa dei soprassuoli forestali, in particolare qualora non sia necessario conoscere le sue ripartizioni in termini dimensionali o dendrologici, le tavole di cubatura di popolamento si propongono come uno degli strumenti estimativi più pratici e accurati.

                L'adozione di tale strumento di stima diventa particolarmente favorevole nelle situazioni in cui non esistano o risulti impraticabile l'impiego di tavole di cubatura per singolo albero, in cui sia possibile adottare procedure speditive per la determinazione dell'area basimetrica unitaria, in cui l'altezza media degli alberi dominanti e codominanti sia un buon indicatore dello spazio epigeo effettivamente occupato. Tali condizioni ricorrono molto spesso nei casi di inventariazione dei boschi governati a ceduo, anche se queste non sono per nulla infrequenti nell'ambito delle misurazioni di soprassuoli governati a fustaia.

                A metà degli anni ottanta, in provincia di Trento è stata avviata un'attività di inventariazione dei boschi privati con l'obiettivo di acquisire su base particellare tutte le informazioni necessarie, unitamente a quelle fornite dai piani di assestamento, per la formulazione delle politiche di gestione e di sviluppo delle risorse forestali provinciali. Questa attività ha comportato tra l'altro la realizzazione di molte aree di saggio che hanno interessato sia i cedui di proprietà privata che quelli di proprietà pubblica, al fine di migliorare le stime sulle masse legnose in precedenza condotte con valutazioni soggettive. E' stata così raccolta una notevole mole di informazioni che può essere impiegata per studiare, per alcuni principali tipi di composizione dei soprassuoli cedui del territorio trentino, la relazione esistente tra la massa legnosa ad ettaro e le corrispondenti area basimetrica unitaria e altezza dominante e quindi per predisporre apposite tavole di cubatura di popolamento.

                Il rilevamento dendrometrico per aree di saggio è stato condotto in gran parte dei popolamenti forestali governati a ceduo (compresi i soprassuoli interessati dai primi interventi per la conversione in fustaia) in cui,  per le diverse necessità estimative collegate alla pianificazione e alla gestione di dettaglio, era opportuno addivenire a valutazioni sufficientemente accurate della massa legnosa presente; non sono state invece interessate dal rilievo tutte quelle formazioni che, per le condizioni stazionali o di accessibilità in cui si trovano,  non sono attualmente soggette ad alcuna attività selvicolturale.

                Da un esame preliminare del materiale raccolto, unitamente alla conoscenza diretta dei boschi cedui sottoposti a regolare selvicoltura in provincia di Trento, e in funzione degli aspetti applicativi delle risultanze attese dalla presente indagine, si è ritenuto di individuare quattro tipi vegetazionali prevalenti (i cedui misti termofili, i cedui mesofili di castagno e robinia, i cedui misti di faggio e carpino nero, i cedui puri di faggio); oltre a questi, è stato definito un tipo vegetazionale in cui far affluire le diverse formazioni vegetanti in stazioni riparie, in genere costituite da ontani, salici, assai spesso mescolati alla robinia.

                I vari tipi di ceduo sono descritti nelle loro caratteristiche floristico-vegetazionali, fornendo anche qualche indicazione selvicolturale. Viene altresì illustrato il rilevamento dendrometrico e il procedimento di elaborazione dei dati raccolti per la predisposizione della base informativa necessaria per l'approntamento delle equazioni previsionali cercate.

                Dall'analisi condotta emerge chiaramente che la maggior parte della variabilità del volume ad ettaro dei popolamenti studiati è dovuta alle variazioni dell'area basimetrica ad ettaro e della corrispondente altezza dominante del soprassuolo. Più precisamente, la relazione empirica tra queste variabili è esprimibile con un modello rettilineo in cui la massa legnosa ad ettaro costituisce la variabile dipendente, mentre il prodotto "area basimetrica ad ettaro per altezza dominante" configura la variabile indipendente.

                La costruzione delle tavole di cubatura di popolamento avviene allora attraverso un'analisi di regressione tra le due variabili sopra evidenziate e secondo il modello matematico proposto, con la stima dei coefficienti numerici e delle altre statistiche necessarie per valutare la bontà della perequazione delle osservazioni campionarie e per la determinazione delle incertezze che affliggono le previsioni ottenibili con le equazioni proposte.

                Dall'analisi preliminare è risultato che la varianza del volume ad ettaro non rimane pressoché costante all'aumentare della variabile indipendente, ma essa aumenta proporzionalmente con quest'ultima. Avuta l'evidenza della eteroschedasticità del fenomeno in esame, i coefficienti numerici sono stati stimati mediante l'analisi di regressione con i minimi quadrati ponderati, al fine di ottenerne determinazioni corrette e a minima varianza. Con test di parallelismo e di coincidenza sono state anche valutate alcune ipotesi di accorpamento dei modelli relativi a tipi vegetazionali diversi, ma i risultati ottenuti hanno evidenziato l'opportunità di mantenere separati i modelli previsionali originariamente proposti.

                Per quanto attiene il loro impiego, si può affermare che l'ambito applicativo più corretto delle tavole di popolamento è quello del rilevamento campionario, con la misura dell'area basimetrica unitaria del soprassuolo in corrispondenza di punti di sondaggio posizionati all'interno di alcune sue frazioni sufficientemente omogenee sotto il profilo ipsometrico; la massa legnosa per unità di superficie dell'intero popolamento è poi calcolata come media dell'insieme di stime prodotte per l'unità territoriale considerata.

                Infine per quanto attiene la precisione delle stime ottenute con i modelli previsionali, si è potuto constatare che le incertezze di stima collegate alle modalità campionarie del loro approntamento sono decisamente contenute, particolarmente quando derivano da un numero di osservazioni non troppo esigui, mentre la fonte maggiore di incertezza rimane comunque legata alla modalità del rilevamento campionario del soprassuolo.

 

 

STUDI SU STRUTTURA E PROCESSI ECOLOGICI IN POPOLAMENTI DI LECCIO DELLA SARDEGNA MERIDIONALE

 

Si descrivono i criteri d'impostazione, la metodologia di lavoro e si riportano i primi risultati di una serie d'indagini sperimentali di carattere dendrometrico, strutturale e bioecologico, condotte in cedui a dominanza di leccio, in evoluzione naturale ed avviati ad alto fusto, situati nella Sardegna meridionale su suoli derivati da formazioni granitiche. I popolamenti in esame rappresentano successioni secondarie delle originarie foreste, utilizzate tra la fine del secolo scorso e l'inizio di questo, ceduate successivamente ogni 20-25 anni fino al secondo dopoguerra, poi interessate gradualmente dall'interruzione dei tagli che ha determinato un'inversione di tendenza favorevole al ripristino di cenosi più funzionali.

Lo studio si svolge nel quadro del progetto CEE AIR2 "Improvement of coppice forests in the mediterranean region". L'attività si è articolata in due propocolli sperimentali: a) Foresta di Pula (900 m s.l.m.), in un ceduo in invecchiamento di 45 anni di età con il confronto tra evoluzione naturale e diradamento di avviamento ad alto fusto, secondi due intensità; b) foresta dei Settefratelli (780 m s.l.m.) in una fustaia transitoria di 55 anni di età con lo studio dell'evoluzione naturale della struttura, in due situazioni di fertilità ed esposizione differenti.

Le indagini hanno riguardato: composizione specifica, struttura, biomassa, produzione di lettiera, umidità del suolo, stima diretta del LAI, valutazione dei principali parametri micro-ambientali, in relazione al soprassuolo e al trattamento applicato. I primi risultati dell'analisi strutturale, della valutazione delle grandezze dendrometriche, della biomassa epigea e della produzione di lettiera indicano che questi popolamenti, sia in evoluzione naturale, che avviati ad alto fusto, cessato il disturbo delle utilizzazioni intensive, esprimono processi dinamici positivi.

 

 

ANALISI VEGETAZIONALE DELLE LECCETE DI PULA E DEI SETTEFRATELLI (SARDEGNA MERIDIONALE)

 

E' stata effettuata un'analisi vegetazionale con metodi fitosociologici delle formazioni a prevalenza di  leccio di due aree della Sardegna meridionale, interessate da alcuni anni da interventi di avviamento all'alto fusto. Le leccete sono inquadrabili in un'unica associazione,  l'Asplenio-Quercetum ilicis, già descritta per la zona. L'analisi multivariata dei dati floristici ha evidenziato differenze tipologiche riconducibili all'epoca di intervento e, relativamente ad una località, agli effetti della gestione antropica precedente. La composizione floristica dei singoli tipi ecologici viene discussa in relazione agli effetti ecologici dell'intervento di conversione. Valori medi degli indici ecologici di Ellemberg, calcolati per ogni tipo, indicherebbero un miglioramento generale delle condizioni stazionali nelle aree in conversione, che favorisce la diversità floristica.

 

 

 

MODELLI DI PREVISIONE DEL VOLUME E DELLA BIOMASSA PER I POLLONI DI LECCIO E DI CORBEZZOLO IN BOSCHI CEDUI DELLA SARDEGNA MERIDIONALE

 

Nell'ambito di indagini ecologiche e selvicolturali in boschi cedui della parte meridionale della Sardegna, promosse dall'Istituto Sperimentale per la Selvicoltura per lo svolgimento di un progetto di ricerca a carattere europeo, sono state raccolte le informazioni necessarie per l'approntamento di equazioni di previsione della biomassa arborea.

Il campione arboreo è stato selezionato nelle stazioni interessate dalla sperimentazione selvicolturale, locxalizzate al centro della foresta di Pula - Is Cannoneris. L'insieme di alberi misurati è costituito per tre quarti da polloni di leccio e per il restante quarto da polloni di corbezzolo. Per ogni albero sono stati determinati il volume del fusto svettato a 3-4 cm, il peso fresco del fusto e dei rami grossi entrambi svettati a 3-4 cm, il peso secco del fusto e dei rami grossi, il peso secco della restante fascina comprensiva delle foglie; è stato inoltre misurato il diametro a 1,3 m dal suolo e, limitatamente al leccio, l'altezza totale dei polloni.

Con l'analisi di regressione sono state studiate le relazioni tra le diverse espressioni della biomassa arborea e le citate dimensioni degli alberi e sono state individuate le equazioni di previsione definitive impiegando idonee procedure statistiche. In particolare, la stima dei coefficienti numerici è avvenuta con ponderazione delle osservazioni, per la costante eteroschedasticità osservata con le osservazioni  campionarie; la seconda caratteristica di rilievo riguarda la necessità di ottenere stime dei coefficienti che garantiscano la piena additività dei modelli previsionali e questa necessità è stata soddisfatta inserendo gli opportuni vincoli nella fase di stima dei coefficienti delle equazioni.

La procedura per l'individuazione delle equazioni di previsione delle biomasse arboree è conclusa da un esame dell'entità e della distribuzione degli scostamenti tra valori osservati e corrispondenti valori attesi. Gli indicatori impiegati non hanno evidenziato situazioni di scarso adattamento alle osservazioni sperimentali da parte dei modelli perequativi risultanti.