L'esigenza di conoscere con sufficiente precisione l'entità e la caratterizzazione delle risorse forestali ha spinto nei primi anni ottanta il Ministero dell'Agricoltura e delle Foreste ad affidare all'ISAFA di Trento la progettazione dell'inventario nazionale, colmando un ritardo storico dell'Italia nei confronti degli altri Paesi europei. La commissione di controllo e collaudo istituita dal Ministero prescrisse di realizzare una raccolta originale di dati, seguendo uno stesso disegno inventariale su tutto il territorio, con il minimo sforzo (e costo) e nel più breve tempo possibile.
La raccolta dei dati attraverso i rilievi di campagna iniziò nel 1983 e terminò nel 1985.
Metodologia
L'inventario è stato realizzato attraverso un campionamento sistematico con un'unica fase di raccolta delle informazioni al suolo. I punti di campionamento sono stati individuati in corrispondenza dei nodi di una griglia con maglia di 3 km sovrapposta alla cartografia ufficiale dello Stato in scala 1:25.000. Ciascun punto rappresenta perciò 900 ha per un totale di 33.500 punti distribuiti sull'intero territorio nazionale.
I rilievi al suolo sono stati eseguiti da squadre, composte normalmente da tre persone, del Corpo Forestale dello Stato. Per la localizzazione del punto sul terreno si è fatto ricorso ad una poligonale tracciata in modo speditivo a partire da un caposaldo di partenza individuato sulla carta e sul terreno.
Nella fase progettuale si è cercato di adottare, per quanto possibile, definizioni e standard di misura e classificazione in uso a livello internazionale ed europeo, soddisfacendo nel contempo le esigenze precipue associate alla realtà nazionale. Così, ad esempio, per la definizione di bosco, in considerazione dell'elevato livello di frammentazione che caratterizza la copertura forestale italiana, sono stati adottati i seguenti requisiti, comuni ad una parte degli inventari nazionali allora in atto in Europa: estensione minima dell'area (2.000 m2), copertura minima (20%) e larghezza minima (20 m).
La classificazione tipologica delle unità boschive è stata attuata su base fisionomico-gestionale secondo tre livelli di approfondimento: categoria, tipo e sottotipo inventariale
Elaborazioni dendrometriche
Per ciascun albero presente entro l'area di saggio è stata determinata l'altezza dendrometrica dedotta dalla curva ipsometrica elaborata per ciascuna specie (o gruppo di specie) presente nell'unità campionaria.
Un importante corollario dell'indagine inventariale è costituito dalla costruzione di tavole di cubatura a due entrate (diametro e altezza) per ciascuna specie (o gruppo) delle fustaie e dei cedui, valevoli per l'intero territorio nazionale (Castellani et al., 1984). I modelli stereometrici sono stati costruiti assemblando, omogeneizzando ed elaborando opportunamente le tavole già esistenti sul territorio nazionale. Considerazioni d'ordine economico e pratico hanno indotto nell' occasione a tale scelta piuttosto che alla costruzione di funzioni di cubatura ex-novo che avrebbe richiesto la raccolta (e l'abbattimento) di un consistente numero di alberi modello. Con tali modelli è stato stimato il volume di ogni albero presente nelle unità di campionamento.
I campioni auxometrici raccolti hanno permesso di stimare l'incremento corrente radiale, mentre l'incremento in altezza, più difficile da misurare direttamente, è stato dedotto attraverso un sistema di funzioni che descrivevano lo sviluppo in altezza in relazione al diametro ad 1,3 m. Dai valori di stima dell'incremento corrente radiale e dal valore medio di quello ipsometrico è stato determinato (metodo combinato esplicito di Hellrigl, 1986) l'incremento percentuale del volume arboreo.
La presenza di ceppaie (il taglio delle quali non doveva risalire ad oltre un anno prima) ha poi consentito di stimare l'entità della massa legnosa prelevata annualmente nelle fustaie. Per tale scopo sono state messe a punto relazioni funzionali tra il diametro alla base (sezione di taglio) e il diametro ad 1,3 m.
Principali risultati
I principali risultati della campagna inventariale del 1985 sono stati pubblicati nel 1988 (Castellani et al.). I dati emergenti vengono riportati nel seguente prospetto:
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Superficie forestale nazionale |
8.675.000 ha (ES%= 0,9) |
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• fustaie |
2.179.000 (ES%=2.0) |
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• cedui |
3.674.000 (ES%=1.3) |
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• impianti di arboricoltura da legno, |
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castagneti da frutto e sugherete |
279.000 |
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• arbusteti e altre formazioni particolari |
2.239.000 |
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Composizione specifica: |
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• conifere |
16% |
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• latifoglie |
80 |
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• misti |
4 |
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Proprietà: |
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• privata |
66% |
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• pubblica |
44 |
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Caratteri produttivi |
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- fustaie: |
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• massa legnosa totale in piedi (soprassuoli > 5 m) |
405.720.000 m3 |
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• volume per ettaro |
211 m3 (ES=1,6) |
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• area basimetrica per ettaro |
25 m2 |
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• numero alberi per ettaro |
1.368 |
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• incremento corrente annuo totale |
15.128.000 m3 |
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• incremento corrente annuo per ettaro |
7,9 m3 (3,7%) |
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- cedui: |
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• massa legnosa totale in piedi |
323.392.000 m3 |
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• volume per ettaro |
115 m3 (ES%=1,3) |
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• area basimetrica per ettaro |
19 m2 |
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• numero alberi (polloni e matricine) per ettaro |
3.996 |
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• numero medio di matricine per ettaro |
141 |
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- popolamenti specializzati di arboricoltura da legno: |
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• massa legnosa totale in piedi |
11.148.000 m3 |
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• massa legnosa per ettaro |
95 m3 (ES%= 9,4) |
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• incremento corrente annuo per ettaro |
20,0 m3 (ES%=6,0) |
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Prelievo annuo: |
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- in aree a ceduo: 2% della superficie |
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- in fustaie: 5.500.000 m3 (poco più dell'1% del volume), pari al 36 % dell'incremento corrente totale annuo delle fustaie. |
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La superficie forestale complessiva costituisce il 29% dell'estensione territoriale nazionale. Di questa solo il 25% è coperta da fustaie, mentre il 42% è coperto da cedui e il 26% da formazioni arbustive, riparie o rupestri.
Queste ultime, pur rivestendo scarso valore sotto l'aspetto produttivo, sono molto interessanti sotto il profilo ecologico (vi sono incluse vaste estensioni di macchia mediterranea) e presentano un'elevata biodiversità. L'estrema varietà di specie delle cenosi arbustive presenti nel panorama nazionale è evidenziata solo in parte dalla figura 3. Le figure 1, 2, e 4 presentano la ripartizione dei principali tipi forestali delle fustaie, dei cedui e dei popolamenti specializzati.
I dati del 1985 hanno rivelato che la funzione (figura 5) esplicata in prevalenza dai boschi era quella di produzione legnosa (58%), seguita da quella protettiva diretta e indiretta (34%). Probabilmente tali valori, oggi, con l'abbandono delle attività selvicolturali in molte zone alpine ed appenniniche, si sono modificati, con un presumibile aumento delle estensioni dei boschi a valenza naturalistica, protettiva e turistico-ricreativa. La stessa superficie forestale complessiva dovrebbe registrare un certo aumento per effetto degli interventi di rimboschimento, della ricolonizzazione naturale di aree abbandonate dall'agricoltura, a cui vanno aggiunte le aree imboschite con incentivi comunitari come il reg. 2080.
La proprietà (figura 6) dei boschi è in gran parte privata (66%) e in minor misura pubblica (44%).
I valori medi di biomassa legnosa dei tipi forestali delle fustaie sono riportati in figura 7, dalla quale emerge la consistenza delle cenosi, rilevante in particolare per le fustaie di conifere alpine e per le faggete. Più contenute sono invece le produzioni dei cedui, molto diffusi soprattutto sull'Appennino, che mantengono provvigioni di un certo livello (150 m3/ha circa) solo nelle formazioni di faggio e castagno.
Rappresentazione cartografica categorie inventariali
Figura 1: IFN1 – Ripartizione della superficie delle fustaie secondo la specie prevalente del soprassuolo.

Figura 3: IFN1 – Ripartizione della superficie degli arbusteti secondo la specie prevalente od esclusiva.

Figura 4: IFN1 – Ripartizione delle superfici dei popolamenti specializzati a produzione legnosa e non legnosa.


Figura 6: IFN1 – Ripartizione della superficie forestale secondo il tipo di proprietà.

