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Istituto Sperimentale per l'Assestamento Forestale e per l'Alpicoltura |
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La
ricerca sulle piante officinali
Responsabile: Carla Vender
Collaboratori: Nicola Aiello, Fabrizio Scartezzini
Parole chiave:
piante officinali, ecotipi, rese, oli essenziali,
qualità
Key words:
medicinal
and aromatic plants, ecotypes, yield, essential oil, quality
Aggiornamento: maggio 2000
ATTIVITà dell’ISAFa sulle piante
officinali
PIANTE MEDICINALI
ED AROMATICHE
ATTIVITà dell’ISAFa sulle piante officinali
Agli
inizi degli anni ’80, nell’ambito della sua attività istituzionale, la sezione
di Alpicoltura ha iniziato ad occuparsi di piante officinali tipiche
dell’ambiente alpino.
Le
ragioni che hanno spinto in questa direzione erano fondamentalmente
riconducibili a tre ordini di motivi:
- necessità di salvaguardare e
proteggere i siti naturali di accrescimento sempre più interessati ad un
impoverimento dovuto alla raccolta spontanea;
- offrire, dove possibile, nuove
opportunità colturali, nell’ottica della diversificazione e dell’integrazione
del reddito a realtà produttive che operano in ambienti difficili e sempre più
soggetti ai fenomeni di abbandono;
- presenza di un mercato di nicchia
collegato a tali colture.
Le
sperimentazioni realizzate sulle specie tipicamente alpine, hanno poi spinto la
sezione di Alpicoltura ad interessarsi sempre maggiormente delle piante
officinali in generale e, con il supporto del Ministero dell’Agricoltura, nel
quinquennio ‘81-‘86 è stato realizzato il primo progetto finalizzato sulla
“Coltivazione delle Piante Officinali” che ha coinvolto varie unità operative
localizzate nelle principali aree nazionali, interessate alle colture di questo
comparto.
I
risultati di questo progetto sono stati pubblicati negli Atti del Convegno
sulla coltivazione delle piante officinali, Trento 9-10 ottobre 1986.
I.S.A.F.A., Villazzano (Trento).
Nell’88,
con il proposito di affrontare e di risolvere le problematiche emerse nel corso
delle precedenti ricerche, il Ministero dell’Agricoltura ha finanziato un
secondo progetto finalizzato denominato “CeMPO” (Coltivazione e Miglioramento
di Piante Officinali). Anche in questo caso il coordinamento è stato affidato
all’ex direttore della Sezione di Alpicoltura dr. Alessandro Bezzi.
I
risultati di questo progetto sono stati pubblicati negli Atti del Convegno
"Coltivazione e miglioramento di piante officinali", Trento 2-3
giugno 1994. I.S.A.F.A., Villazzano (Trento).
Il
secondo progetto sulle piante officinali ha considerato anche una nuova area di
ricerca promuovendo lo studio sulle piante insetticide e fungicide. Con questa
tematica si è avviato un nuovo filone
di ricerca collegato al crescente interesse dei consumatori per le produzioni
biologiche ed in tale ambito ci si è proposti di studiare i principi attivi
contenuti in piante coltivabili nel
nostro ambiente ed utilizzabili quali fitofarmaci naturali, nel controllo delle
avversità che colpiscono le colture.
Delle
specie prese in considerazione, riportiamo di seguito una breve nota
finalizzata ad evidenziarne le caratteristiche principali, i settori di
utilizzo, le sperimentazioni realizzate ed i risultati raggiunti.

Collezione di piante
officinali presso l' ISAFA
PIANTE MEDICINALI ED AROMATICHE
Arnica
montana L. (Asteraceae): è una pianta che si riscontra allo stato spontaneo nei pascoli soleggiati
d’altitudine, su terreni acidi di origine silicea. Si utilizzano principalmente
i capolini fioriti come tintura per curare le ecchimosi e le affezioni
reumatiche. Le prove svolte hanno interessato la produzione delle piantine in
serra, che presenta qualche difficoltà in quanto è necessario acidificare il
substrato per garantire un buon accrescimento, la definizione del sesto
d’impianto (50 x 15 cm) e le operazioni colturali (sarchiature, scerbature,
concimazioni ecc.) che la pianta richiede.
Le
rese ottenute non sono state soddisfacenti ed inoltre le coltivazioni
sperimentali sono sempre state danneggiate da un dittero (Tephritis arnicae) che depone le uova nel fiore e per il quale non
si è trovato un metodo di lotta efficace e non inquinante (Bezzi et al., 1989).
Artemisia
genipi Weber ed Achillea
moschata Wulfen (Asteraceae) :
piante erbacee perenni di piccola taglia tipiche dell’ambiente alpino e
tradizionalmente utilizzate dall’industria liquoristica per le loro proprietà
aromatiche. Si riscontrano allo stato spontaneo sulle Alpi Centro-orientali ad
un altitudine compresa fra 1700 ed i 2500 m s.l.m. L'A. moschata predilige
i terreni ricchi in sostanza organica, l'A. genipi invece i terreni
poveri e sciolti di matrice prevalentemente silicea.
Le prove realizzate si proponevano di definire le
tecniche colturali più appropriate per entrambe le specie. Le piante hanno
risposto bene alla domesticazione, mostrando una buona germinabilità dei semi
ed un discreto sviluppo nelle fasi iniziali di accrescimento. La resa in
coltura può variare da 0,4 a 2,0 t/ha di cimette e foglie per achillea moscata e da 0,4 a 0,6 t/ha
di droga secca per il genepì.
Quale
unico inconveniente si segnala una degenerazione, probabilmente dovuta ad un
fungo, che colpisce le piante al 2° - 3° anno di coltivazione (Ferrari et al., 1984).
Chamomilla
recutita (L.) Rauschert (Asteraceae): è una pianta erbacea annuale, diffusa in tutta Europa,
che si adatta facilmente a diverse condizioni climatiche. Della camomilla si
utilizzano i capolini essiccati, per la preparazione di tisane, mentre l’olio
essenziale, che si ottiene per distillazione viene utilizzato sia dal settore
cosmetico che da quello farmaceutico. L’olio essenziale di camomilla si
caratterizza per la presenza del camazulene, che gli conferisce la classica
colorazione blu e per l'a-bisabololo, sostanza dalle spiccate proprietà antiinfiammatorie.
La
domanda interna di prodotto è abbastanza sostenuta (2400 - 2700 t) ed è
equivalente alla coltivazione di 3000 ha circa.
La
resa in capolini essiccati oscilla infatti tra 0,5 - 0,8 t/ha con una
percentuale di olio essenziale pari a 0,3 - 0,6 %.
Anche
per questa specie si è definita l’agrotecnica ideale: preparazione del terreno,
epoca di semina autunnale o primaverile, controllo delle malerbe e meccanizzazione
della raccolta (Bezzi et al., 1991).
Si
è inoltre intrapreso uno studio sull’ereditabilità di alcuni caratteri
importanti mediante prove di incrocio e di autoimpollinazione.
In
relazione alle possibilità di espansione della coltura nel nostro paese si è
avviato un lavoro di miglioramento genetico finalizzato alla creazione di una
varietà italiana di camomilla partendo da una popolazione (Minardi) coltivata
nel ravennate.
I
parametri su cui si è basata la selezione sono stati: suscettibilità all’oidio,
portamento, altezza delle piante, spessore dello strato fiorito, n° di capolini
per pianta, diametro dei capolini, contenuto dell’olio e relativa qualità. La
maggior parte dei parametri è stata valutata considerando la necessità di
meccanizzare le operazioni di raccolta.
Con
la selezione si sono ottenute 10 linee superiori che sono state successivamente
utilizzate per produrre una varietà (Aiello et al., 2000).
Il
finocchio è utilizzato dall’industria alimentare e liquoristica, dall’industria
farmaceutica ed in erboristeria per le sue proprietà antispasmodiche,
stomachiche e carminative. Le prove di coltivazione eseguite a Drena (Trento) hanno
fornito rese nella media (2,0 e 1,2 t/ha al secondo ed al terzo anno
rispettivamente).
Tra
i problemi insorti possiamo segnalare una notevole scalarità di maturazione e
notevoli danneggiamenti dovuti al fungo Phomopsis
foeniculi (Aiello et al.,
1997).
Gentiana
lutea L. (Gentianaceae): pianta con un areale ampio e riferibile all’Europa
centro meridionale; allo stato spontaneo si riscontra sui pascoli soleggiati e
su terreni derivanti da substrati sia calcarei che silicei (pH 4,5-8,0).
Della
pianta si utilizza la radice, che viene prevalentemente impiegata
dall’industria liquoristica per la fabbricazione di amari. Le radici infatti
sono ricche in amarogentina e genziopicrina, sostanze con una capacità
amaricante tra le più spiccate esistenti in natura (Bezzi, 1983).
La produzione delle
piantine in serra richiede alcuni accorgimenti per rimuovere la dormienza del
seme. A tale proposito sono state condotte prove sottoponendo il seme alla
stratificazione a basse temperature oppure a trattamenti con acido gibberellico
per differenti periodi di tempo (Aiello et al., 1998).
Sono
state definite le modalità di preparazione del terreno ed i sesti di impianto
idonei per la coltura (60 x 15 cm) realizzata per trapianto ed inoltre si sono
condotte prove di coltivazione in ambienti appenninici (Bezzi et
al., 1987).
La
radice è pronta per essere raccolta al 5° - 6° anno e la produzione ottenibile
può essere quantificata in 25 - 30 t/ha di radici.
Inoltre
si è focalizzata l’attenzione sulla valutazione di diverse provenienze,
sull'incrocio naturale delle stesse finalizzato ad ottenere piante a sviluppo
vegetativo più rigoglioso e più resistenti alle avversità (Bezzi et al., 1996).
Sono
state valutate anche le caratteristiche qualitative del materiale ottenuto e si
è intrapreso un lavoro di selezione e di esecuzione di incroci per ottenere
degli ibridi più produttivi (Aiello e Bezzi, 1998).
Glycyrrhiza
glabra L. (Leguminasae): è una pianta suffruticosa
perenne con areale molto ampio; è comune in paesi con clima tipicamente
mediterraneo (Spagna, Italia, Grecia e Turchia) e si riscontra inoltre nella
Russia centrale e meridionale e nell’Asia minore.
In
Italia è particolarmente diffusa in Calabria.
Le
radici di questa pianta sono ricche di glicirrizzina e vengono impiegate
principalmente dall’industria dolciaria, ma trovano impiego anche nel settore
erboristico grazie alle loro proprietà
espettoranti ed antinfiammatorie. Il fabbisogno nazionale si aggira
sulle 6000 t. di radice fresca.
Le
prove condotte si proponevano di verificare le possibilità di coltivazione in
un ambiente non tradizionale come il delta del Po. Si è verificata inoltre la
possibilità di coltivazione in consociazione con l’orzo.
Le
rese ottenute si sono aggirate sui 14 –15 t/ha al terzo anno (Bezzi et al., 1996).
Iris
pallida Lam (Iridaceae): è una pianta perenne a propagazione vegetativa. In Italia è comune in
Friuli, Veneto, Lombardia, Emilia e Toscana.
Le
piante del genere Iris sono molto utilizzate a scopo ornamentale ma l’I. pallida è impiegata anche dall’industria
dei profumi che estrae dalle radici essiccate e stagionate gli ironi, composti
chetonici al profumo di violetta (Bezzi et al.,1993).
La
produzione nazionale è acquisita quasi completamente dalla Francia ed il mercato
è soggetto a periodiche crisi commerciali.
Le
ricerche hanno esaminato principalmente la caratterizzazione e la valutazione
di provenienze diverse e la risposta alla concimazione organica e minerale (Aiello et al., 1997).
Salvia
officinalis L. (Labiateae): specie perenne tipicamente
mediterranea, che predilige le zone con clima temperato, è abbastanza
resistente al secco ed ha difficoltà a sopravvivere negli ambienti con inverni
lunghi e freddi.
Di
questa pianta si utilizzano le cimette essiccate e l’olio essenziale che si
ricava sottoponendo la pianta ad un processo di estrazione in corrente di
vapore.
Si
sono studiate le modalità di impianto del salvieto, i sesti d’impianto (70 x 25
cm) le concimazioni e le risposte produttive
(Bezzi, 1989).
Si
è intrapreso inoltre un lavoro di reperimento di germoplasma e di selezione
clonale focalizzando l’attenzione sui caratteri fenotipici, sulla resa in
cimette, sul contenuto e la qualità
dell’olio essenziale (Bezzi, 1996).
Questo
lavoro ha portato alla caratterizzazione di vari cloni selezionati fra i quali
è stata testata l’attitudine alla combinazione. Con i cinque migliori cloni nel
1995 è stato realizzato un campo di polincrocio per costituire una varietà
sintetica di salvia adatta al nostro ambiente.
Con
il seme di prima generazione è stata realizzata una prova di confronto con
varietà straniere ed ecotipi per valutare le caratteristiche qualitative e produttive
della varietà ottenuta (consulta Progetto “IPPO”).
Si
è avviata un’approfondita ricerca bibliografica (Bezzi,
1991), si è allestito un campo catalogo e si sono avviate alcune prove di
estrazione e di utilizzazione degli
estratti nella lotta contro funghi (oidio) ed insetti (afidi).
Le
specie prese in considerazione sono: Artemisia
absinthium, Melia azedarach, Reynoutria sachalinensis e Phytolacca decandra (Bezzi, 1996).
Bezzi a., Ghidini G., 1989 - Prime
esperienze di coltivazione di Arnica montana L. sulle Alpi meridionali e
sull'Appennino settentrionale. Annali I.S.A.F.A., Vol. XI. (ritorna al testo)
Ferrari P., Bezzi A., Abraham H., 1984 - Prove di
coltivazione di Artemisia genipi Weber in valle di Pejo (Cogolo 1.160 m s.l.m.).
Esperienze e Ricerche, nuova serie, Vol. XIII. (ritorna
al testo)
Bezzi A., Aiello N., Guerra A., 1991 - Coltivazione
della camomilla comune in diverse regioni italiane - Scelte varietali -
Ambiente prealpino. L'Informatore Agrario n. 39. (ritorna
al testo)
Aiello N., D’Andrea L.,
Scartezzini F., Vender C., 2000 - Valutazione bio-agronomica di popolazioni
spontanee di camomilla comune (Chamomilla
recutita (L.) Rauschert). Comunicazione presentata al 5° Convegno Nazionale
Biodiversità: Biodiversità e sistemi ecocompatibili, Caserta 9-10 settembre
1999. (ritorna al testo)
Aiello N., Bezzi A., 1997 - La coltivazione
del finocchio amaro per la produzione di seme in Trentino meridionale.
Comunicazioni di ricerca n.96/3, I.S.A.F.A., Villazzano (Trento), 13-18. (ritorna al
testo)
Bezzi A., 1983 - Tecniche
agronomiche per la coltivazione della genziana. Erboristeria Domani n. 6. (ritorna al testo)
Aiello N., D’Andrea L., Scartezzini F., Vender
C., 1998 – Rimozione della dormienza dei
semi di Gentiana lutea L. attraverso la prerefrigerazione e le gibberelline e
durata dell’effetto stimolante. Agricoltura Ricerca n. 176. (ritorna al testo)
Bezzi A., Aiello N., Tartarotti
M., 1987 - La coltivazione di Gentiana lutea L. nell'ambito del Progetto
"Piante Officinali" del Ministero dell'Agricoltura e delle Foreste.
Atti del Convegno sulla coltivazione delle piante officinali, Trento 9-10
ottobre 1986. I.S.A.F.A. (Trento). (ritorna al testo)
Bezzi A., Vender C., Scartezzini F., 1996 - Dati
morfologici e produttivi rilevati su coltivazioni di Gentiana lutea L.
(1981-1994). Atti del Convegno "Genziana e specie amaro-aromatiche.
Ricerche e Applicazioni" (Camerino, 8-10 giugno 1995), 35-56. (ritorna al testo)
Aiello N., Bezzi A, 1998 – Genziana maggiore (Gentiana lutea L.):
aspetti biologici, qualitativi e produttivi. Agricoltura Ricerca n. 176. (ritorna al testo)
Bezzi A., Aiello N., 1996 - La coltivazione della liquirizia
(Glycyrrhiza glabra L.) in differenti ambienti pedoclimatici dell'Italia
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e miglioramento di piante officinali", Trento 2-3 giugno 1994. I.S.A.F.A.,
Villazzano (Trento), 399-410. (ritorna al testo)
Bezzi A., Aiello N., Villa
S., Bicchi C., Rubiolo P., 1993
- Productivity and quality of rhizomes of
some different types of Iris sp..
Acta Horticulturae n. 344,
pag. 98-109. (ritorna al testo)
Aiello N., Bezzi A., Clementel F., 1997 - Effetto
della concimazione organico-minerale sulla resa quanti-qualitativa di rizomi di
Iris pallida Lam.. Comunicazioni di ricerca n.96/3, I.S.A.F.A., Villazzano
(Trento), 5-12. (ritorna
al testo)
Bezzi A., 1989 - La
coltivazione della salvia (Salvia
officinalis L.). Annali I.S.A.F.A., Vol. XI. (ritorna
al testo)
Bezzi A., 1996 - Selezione
clonale e costituzione di varietà di salvia (Salvia officinalis L.). Atti del Convegno Internazionale
"Coltivazione e miglioramento di piante officinali", Trento 2-3
giugno 1994. I.S.A.F.A., Villazzano (Trento), pag. 97-117. (ritorna al testo)
Bezzi A., Caden S., 1991 - Piante
insetticide e pesticide - Prodotti naturali di origine vegetale attivi contro i
parassiti delle piante coltivate. Erboristeria Domani n. 10. (ritorna al testo)
Bezzi A., 1996 - Uso di
piante "insetticide-pesticide" nella lotta contro alcuni parassiti di
piante coltivate. Atti del Convegno Internazionale "Coltivazione e
miglioramento di piante officinali", Trento 2-3 giugno 1994. I.S.A.F.A.,
Villazzano (Trento), 213-226. (ritorna al testo)